Stiamo vivendo una crisi che non ha eguali. Questo senso di impotenza ci spaventa, rendendoci incapaci di valutare e gestire una situazione di emergenza con quella lucidità e buon senso che dovremmo invece adottare tutti.

Cosa stiamo imparando dal coronavirus?

In primis che qualcosa nei nostri modelli deve necessariamente cambiare. Ma non sono qui per affrontare aspetti sociali ed economici, che altri esperti potranno trattare con la giusta autorevolezza, ma per poter offrire il mio contributo come professionista nel retail, perché amo questo Paese e ritengo che oggi, più che mai, sia necessario affrontare tutto questo insieme, per poter ridare all’Italia quella reputazione che merita.

Non sappiamo quanto durerà questo periodo, da una ricerca Nielsen, c’è chi ritiene che basterà 1 mese per uscire dalla fase di diffusione del virus (46%), mentre il restante 54% della popolazione intervistata, ritiene che servirà più tempo. Noi, ovviamente, dovremo affidarci a chi ha gli strumenti per farlo e non fare ipotesi che ci renderebbero soltanto più paralizzati e confusi.

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Una cosa invece è certa, dobbiamo iniziare a ragionare sul presente e sul dopo crisi per poter riuscire a ripartire con la giusta energia, frutto di strategie da adottare e di un forte senso di responsabilità.

Il retail al tempo del coronavirus

Quali sono i primi elementi da mettere in campo in questa situazione? Prima di tutto affidarci alle disposizioni del governo per contenere il più possibile l’espansione del virus. La tecnologia offre oggi moltissime possibilità per restare connessi e per proseguire una parte del nostro lavoro: webinar per la didattica a distanza, chat, videochiamate possono venire incontro alle nostre esigenze, non soltanto lavorative ma anche sociali.

Un retailer cosa potrebbe dunque fare?

Il mio suggerimento è quello di definire una strategia sulla base dei propri clienti: analizzare attraverso strumenti CRM (Customer Relationship Management) i propri target e abitudini di consumo per dare avvio a nuovi modelli di vendita.

L’e-commerce ha visto picchi di crescita di 20 punti nell’ultima settimana di febbraio rispetto a quelle precedenti. La GDO ma soprattutto alcune categorie di prodotti, come quelli a lunga conservazione e quelli legati alla salute e alla cura della persona, hanno registrato il maggior incremento percentuale di vendite online.

E allora, chi non avesse ancora uno shop online e ritrovasse quindi in una situazione più svantaggiata rispetto ad altri, cosa potrebbe fare?

Pensate alla possibilità di trasformare la vostra vetrina in uno spazio sul web che vi consenta, ad esempio, di presentare le vostre collezioni o i vostri prodotti ai clienti a casa. Un esempio? Creare dei video, fatti anche con il vostro smartphone per poi pubblicarli sui social media. In questo modo avreste la possibilità di raggiungere i vostri clienti in una modalità sicura ma nello stesso tempo utile a far sentire le persone più vicine, anche se solo virtualmente. Se, oltre a questo, riusciste poi a fornire dei servizi personalizzati, come la consegna a domicilio, potreste davvero avvicinarvi alle reali esigenze delle persone.

Un altro suggerimento?

Fare rete, non è il momento di pensare al nostro piccolo o grande orticello ma mettere insieme idee e azioni concrete che possano sostenerci efficacemente.

Per questo, con la mia azienda, sto definendo dei pacchetti ad hoc per supportare anche le piccole-medie aziende. Stiamo producendo inoltre dei podcast per affrontare ogni fase del Customer Journey e dare valore al nostro business, ma soprattutto, condividere esperienze e case study. Ecco perché, oltre a questo, desidero lanciare un network di professionisti che vogliano mettere a disposizione le proprie esperienze e competenze, a beneficio di questo momento di grave crisi nazionale per rilanciare la nostra bella Italia. Chi fosse interessato a partecipare, può scrivere a info@cavalieriretail.com

Io credo fortemente, che insieme, possiamo fare tanto. Basta ansia incontrollata e diamoci da fare per rialzare il nostro Paese!

Davide Cavalieri